16 Febbraio 2016
Paniere Istat, la confusione sul latte fa chiudere le stalle

La confusione come quella del nuovo paniere Istat che chiama latte prodotti che non lo sono, come quello di soia o di riso, fa chiudere le stalle italiane oltre ad essere vietata dalle normative europee. E’ l’allarme lanciato all’inaugurazione di Fieragricola a Verona, dopo che nel 2015 hanno chiuso mille allevamenti.

Nel nuovo paniere Istat entrano le Bevande vegetali all’interno del segmento Altri prodotti a base di latte o similari, tra cui vengono inclusi “latte a base di soia, riso e altri legumi o cereali” come dice testualmente l’istituto di statistica In realtà esiste una norma europea che impedisce di chiamare latte ciò che non è di origine animale tranne specifiche eccezioni.

Qualificare dunque tale quello, ad esempio, di soia, significa sostenere la falsa percezione che si tratti di latte, con le stesse proprietà nutrizionali e organolettiche, quando invece si parla di altro, con un danno rilevante per la vera filiera lattiero casearia italiana che sconta già la mancanza di trasparenza, a causa dell’assenza dell’obbligo dell’etichettatura d’origine. Basti dire che solo una busta di latte UHT su 4 vendute in Italia contiene latte italiano.

Da qui la difficoltà a garantire la giusta remunerazione degli allevatori italiani ai quali il latte viene pagato ben al di sotto dei costi di produzione. Al contrario i prezzi delle bevande vegetali sfiorano i 3 euro al litro, il doppio del vero latte alta qualità Made in Italy e il triplo di quello a lunga conservazione. Si tratta di prodotti che utilizzano altri elementi: c’è quella con avena, acqua, semi di girasole e sale venduta a 2,5 euro al litro, oppure quella con acqua, alghe, riso, semi di girasole e sale marino che costa fino a 3 euro al litro ma in commercio si trovano anche preparati a base di soia con prezzi che oscillano, in media, fra 1,85 euro al litro e i 3 euro al litro a seconda del prodotto o del negozio nel quale si acquistano.