E’ ufficiale l’iscrizione dell’“Arte dei Pizzaiuoli napoletani” nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. Si conclude così un percorso che ha portato alla raccolta in 100 Paesi di oltre 2 milioni di firme, più della metà delle quali grazie alla mobilitazione della Coldiretti, dopo un cammino durato complessivamente sette anni.
“Un risultato straordinario alla vigilia di un 2018 che è stato proclamato l’anno internazionale del cibo italiano nel mondo” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che l’Italia è il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e l’arte della pizza rappresenta un simbolo dell’identità nazionale.
La pizza genera un business di 12 miliardi di euro in Italia dove sono almeno 100 mila i lavoratori fissi nel settore della pizza, ai quali se ne aggiungono altri 50 mila nel fine settimana, secondo i dati dell’Accademia Pizzaioli. Ogni giorno solo in Italia si sfornano circa 5 milioni di pizze nelle circa 63mila pizzerie e locali per l’asporto, taglio e trasporto a domicilio, con l'utilizzo di tonnellate di mozzarella, pomodoro, olio e gli altri ingredienti della tante versioni create dall'ingegno dei pizzaioli italiani.
Ma il riconoscimento dell’arte dei pizzaiuoli da parte dell’Unesco è importante anche per promuovere un utilizzo di ingredienti esclusivamente made in Italy, rispetto a un situazione che vede oggi pizze realizzate con farina proveniente da grano dell’Ucraina, mozzarelle ottenute da cagliate lituane, extravergine tunisino e concentrato di pomodoro cinese.