10 Marzo 2010
OGM: NO DA COLDIRETTI VALLE d’AOSTA

La “ patata OGM” non arriverà in Italia (non si tratta nemmeno di specie destinata all’alimentazione ma all’industria  per la produzione di collanti e carta) ma con la pericolosa fine della moratoria in pieno contrasto con la volontà dei cittadini, la Commissione Europea ha anche annunciato  la storica intenzione di presentare entro l’estate una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) sul proprio territorio, invertendo l’attuale quadro normativo. Questo darà finalmente la possibilità all’Italia e alle sedici regioni che si sono già dichiarate ogm free di vietare la coltivazione nei loro territori. “Stando cosi le cose” - precisa Sergio Marini Presidente Nazionale Coldiretti – “l’Europa autorizzi pure quello che vuole tanto in Italia continueremo a non coltivarli.”
Sull’argomento il presidente della Coldiretti Valdostana Pino Balicco ricorda che “ La nostra Regione non si è dichiarata OGM free – evitando il contrasto con le disposizioni Comunitarie -   ma si è dotata,  intelligentemente attraverso i canali istituzionali, di una  legge regionale (29 del 2005)  attraverso la quale – pur  in attesa dei decreti di attuazione  -  si stabiliscono i princìpi per la coesistenza tra le colture tradizionali e le colture transgeniche. La legge, di fatto, tracciando regole molto rigide, impedisce indirettamente le coltivazioni OGM in Valle d’Aosta.

 “Contro gli OGM “ - ricorda il direttore della Coldiretti Ezio Mossoni – “si sono schierati, con delibera Comunale  già dal 2005 i Comuni di Chambave,  Champdepraz,  Donnas,  Etroubles, Valsavarenche, Valtournenche e Verrès mentre risale al 2006  l’importante decisione assunta dal Consorzio di Tutela della Fontina DOP di adottare, in regime di autodisciplina, l’utilizzo esclusivo di mangimi per i quali non sia riportato in etichetta nessun alimento proveniente da coltivazioni geneticamente modificate, ma  non basta”  - continua Mossoni – “ nella nostra regione contro gli OGM si è fatto molto,  con sessanta anni di politica agricola indirizzata  sempre sulle specificità e sulla particolarità del territorio, sull’identità e l’origine dei prodotti di nicchia, sulla qualità, sul collegamento del cibo con l’ambiente e il territorio a tutela dei consumatori e  della  biodiversità. La Valle d’Aosta detiene un record europeo grazie alla presenza di quattro DOP, dei Doc  e dei tanti prodotti tradizionali su un territorio così piccolo e , tutto ciò, è l’atitesi, l’opposto assoluto degli OGM. “

La Commissione Europea - sottolinea ancora Coldiretti – deve prendere atto della forte opposizione dei cittadini europei come dimostra il fatto che non è presente nessun prodotto geneticamente modificato in vendita sugli scaffali e difficilmente arriveranno le patatine ogm, nonostante siano ormai 35 gli organismi geneticamente modificati autorizzati in Europa (19 di mais, 6 di cotone, 3 di colza, 3 di soia, 1 di barbabietola, 1 di patata, 1 microrganismo), dopo il grave via libera comunitario alla coltivazione e commercializzazione della patata Amflora e per la commercializzazione ad altre tre varietà di mais geneticamente modificato.
Dopo il divieto posto anche in Germania nell’aprile 2009, si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi Europei dove - sottolinea la Coldiretti - è possibile coltivare il mais BT geneticamente modificato, l’unico presente nel Vecchio Continente. Peraltro il drastico crollo del 12 per cento nei terreni seminati con organismi geneticamente modificati (ogm) in Europa nel 2009 conferma che - continua la Coldiretti - si è verificata una inversione di tendenza a conferma che fatto che nel coltivare prodotti transgenici non c’è neanche convenienza economica, anche nei Paesi dove è ammesso. La decisione dell’esecutivo comunitario sulla libertà di non seminare per i singoli Stati, dà valore - sostiene Coldiretti - alla scelta lungimirante fatta dall’Italia per una agricoltura libera da ogm grazie all’impegno di un vasto schieramento che comprende Coldiretti, movimenti ambientalisti, consumatori e istituzioni in rappresentanza della maggioranza dei cittadini e agricoltori italiani che sono contrari al biotech nei campi e nel piatto. Sulla base dei risultati dell'ultima indagine annuale Coldiretti-Swg "Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione”, il 72 per cento dei cittadini italiani che esprimono una opinione ritiene che i prodotti alimentari contenenti organismi geneticamente Modificati siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali.
 Il fatto che, anche dove è possibile la coltivazione, gli agricoltori riducano le semine è la concreta dimostrazione che, per gli ogm attualmente in commercio, non c’è quella miracolosa convenienza economica che le multinazionali e i loro “tifosi” propagandano. Tutt’altro, a dodici anni dalla loro introduzione in Europa, le coltivazioni biotech sono già in calo e rappresentano molto meno dell’uno per cento del totale perché, di fatto, non sono riuscite a trovare un mercato, vista la persistente contrarietà dei consumatori ad acquistare prodotti geneticamente modificati.